Incidente davanti al Palazzo di Giustizia

screenshot-www google fr 2016-04-22 16-57-12.jpgUna volta, ero a Milano da 3 mesi, prendo non il tram come facevo sempre, ma la 73/. Quella che da San Babila arriva a Linate. Dovevo arrivare, abitavo, molto lontano da lì, in Piazzale Ovidio. A volte il tram, che fosse il numero 27, che fosse il 12, ci metteva troppo. E piuttosto mi facevo un pezzo a piedi. Piuttosto di star stretto, compresso, fra la gente
All’altezza del Palazzo di Giustizia, la 73 non esce dalla corsia dedicata, e c’è un semaforo. Proprio prima dell’angolo, dove si apre a snistra e confluisce una via stretta che porta a Largo Augusto, e c’è una chiesa, mi pare di ricordare. Sono abbastanza sicuro, giusto prima dell’angolo. Ma appena prima del semaforo, che forse era verde, io, che ero dentro, in fondo alla 73, io sento, come quando cozza un pezzo di legno sul pavimento; e poi una frenata.

Una ragazza, dicono poi i testimoni che faranno, da lì a poco, alla sinistra del mezzo, capannello, ha attraversato senza guardare.

Ora, l’autista si accorge, credo, ne sono quasi sicuro, subito di averla investita, colpì contro il parabrezza la ragazza, che è frantumato, il parabrezza, frantumato come si frantuma il vetro, a ondate, dal centro, lì dove aveva colpito la testa. Ma, nonostante questo, il bus prosegue la sua corsa, perché andava veloce, il semaforo era verde, la corsia era dedicata. Andava veloce la 73, e quindi quando riesce a frenare, la porta che si apre davanti al corpo della ragazza sbalzata sul marciapiede, è quella posteriore. Dove mi trovo. Non che, appena l’autista frena il mezzo in corsa sulla sua corsia dedicata, dopo l’angolo, subito dopo il semaforo, poco prima della chiesa, credo, la porta si apri di scatto. Il tempo di rendersi conto e fa scendere la gente. E non che la porta si apri proprio davanti al corpo della ragazza. Il corpo è caduto su una pensilina, un marciapiede rialzato, che continua fino a sparire lì all’angolo che la 73 deve superare; perché lì la 73 non ferma, mai, ma poco prima fermano, sui binari che sono al centro della carreggiata, i tram: la 12 o la 27, o forse entrambe, credo. Quindi questo corpo me lo trovo sulla mia sinistra scendendo dal mezzo, non proprio davanti ai miei occhi, ma a sinistra del mezzo che scende verso Linate, di modo che il volante dava a destra, dove sarebbe comparsa la chiesa se avesse proseguito, e a sinistra stava il vetro spaccato e a sinistra stava la pensilina, e alla mia sinistra stava il corpo.

La ragazza, era vestita bene, era una donna. Aveva del sangue che le colava dalla parte sinistra del volto: sulle tempie. E gli occhi chiusi. Tutti pensavamo fosse morta, credo, io lo pensavo. E tutti, stavano, una volta scesi dal tram, con le spalle alla chiesa, in faccia al palazzo di giustizia, anzi, in faccia alla prima via laterale, che si trova, scendendo verso 5 Giornate, sulla sinistra e costeggia il Palazzo. Quella stradina che poi scende giù e mi sembra arrivi dietro, e se girate a destra del tribunale, arrivate alla Sinagoga, se girate a sinistra alla rotonda della Besana, che era il vecchio cimitero dell’Ospedale Maggiore. Quindi tutti stavamo a guardarla, chi armeggiando con il telefono, chi chiedendosi se fosse morta e chi, come l’autista a guardare il vetro della 73 ferma sulla sua corsia, a cercare di capire il punto di impatto, dove era scesa, perché non aveva visto la 73, chi, testimone, a spiegare, chi come noi, fermo a guardare davanti al tribunale, dietro la chiesa, con le spalle alla 73. E mentre tutti stavamo messi così, ai nostri posti, lei apre gli occhi. Aveva degli occhi bellissimi. Non per dire, ma proprio belli. Ma me li ricordo verdi e viola. Entrambi bellissimi, entrambi, li apre, quello di destra e quello di sinistra, e si tocca la testa, e fa per alzarsi, la gente urla: giù giù giù, lei si vuole alzare verso su su su, e quando si alza verso su da le spalle ai binari del tram, quindi al palazzo di giustizia, e guarda la 73/ alzandosi, mentre perde sangue. E tutti: giù giù giù. E lei dice: no, forse anche devo andare, aggiunge, ma non ricordo bene, e chissà se doveva andare a destra o a sinistra attraversata la corsia dedicata della 73; ma poi, si sente mancare, si accascia un poco, e si rimette a sedere, senza abbandonare la posizione, come ho fatto io, mentre gridavano: giù, giù, giù stia per terra; e rimane lì ferma, con le spalle al tribunale in faccia alla chiesa, e con la gente ancora che fa: stia giù giù giù e chiuda gli occhi: il destro e il sinistro.
Poi, da destra, o forse dalla via alla sinistra del tribunale, quindi dall’ospedale che le sta, se si scende dietro il tribunale, a sinistra, è arrivata l’ambulanza. Non so se sia viva o morta oggi. Penso viva. Me ne sono andato giù, a piedi verso Linate, verso Piazzale Ovidio, zona Mecenate, fino al numero due di Via Attilio Regolo. Ho fatto una lunga passeggiata verso sinistra, poi ancora ho girato a destra, poi dal piazzale a destra, fino a casa al numero due.

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