Principio di esclusione di Pauli

A quanto pare oggi i racconti lunghi non stanno bene. Stanno bene quelli corti, così che non si rubi tempo alle attività vitali: come bere, urinare, guardare il telefono, urinare, bere. Se poi le frasi sono più lunghe di soggetto verbo oggetto sono troppo difficili: fanno urinare. Annoiano. Per cui racconti brevi, brevissimi: giusto il tempo di urinare.

“Il principio di esclusione di Pauli è un principio della meccanica quantistica che afferma che due fermioni identici non possono occupare simultaneamente lo stesso stato quantico.”

Il treno viaggia velocemente. Prende qualche buca, sussulta. Si ferma correttamente e in orario alle stazioni previste. L. posa la valigia salendo. Le sedie sono frontali. Le valigie stanno sopra i sedili. Getta lo sguardo davanti a lui. Vede un persona. Si siede. Vede una ragazza. La ragazza si illumina, si scuote, si muove. Lui la riconosce. Lei l’ha fatto un secondo prima. Ciao! M.! Ciao L! Più di una vita intera che non si vedono. Si lasciano come si sono ritrovati: vivi. L. simpatico stima un paio di battute. M. pure. L. ha pensato di amarla almeno un altro paio di anni: prima di smetterla del tutto. M. invece ha smesso. M. ha come tutte le donne addossato i sentimenti alle pareti vaginali; l’ha chiusi lì dentro. Ora che si rivedono il viaggio cambia dimensione temporale. Si distorce. Non diventa più ampio. Sembrano parlare dei motivi per cui non stanno più lì. I motivi per cui non si amano. Al che lui ricorda le sue colpe, e un poco frustrato, risponde con cattiveria a: come stai adesso? Cosa fai? Lei tiene il fil del discorso e ricorda le sue bugie, qualche falsa speranza, la noia di certe sere a mangiare fuori. Allo stesso  tempo lei è arrabbiata con lui come lui è arrabbiato con lei. Fanno gli stessi gesti. Si guardano e si stupiscono di come siano diversi dagli altri: anche per questo ancora per molto tempo hanno avuto un bel ricordo l’uno dell’altro. La rabbia passa quando lui fa una battuta. Capita che le traiettorie siano cicliche. Passino intorno a nuclei che conosciamo. Se vicini a sostanze con cui abbiamo interagito ci polarizziamo allo stesso modo. L. si polarizza sempre in modo costante con M. Il fatto è che M. sembra stranamente accessoriato per rispondere agli stessi gesti, per rispondere esattamente come M. vorrebbe. Sono sul treno e si crea questa specie di spazio in cui tutti gli altri sono fuori. Tenuti fuori dalle reciproche interazioni fra di loro. E sembrano così diversi rispetto a loro due. Alieni. Ma forse, relativisticamente, è proprio la loro interazione a renderli diversi o in fondo sono loro diversi da proprio tutti gli altri del vagone? In effetti nell’area intorno a loro si comincia ad ascoltarli, incuriositi. Gli altri cominciano a guardarli.

Qualche parola dai loro discorsi:

– Ti ricordi di quando? – No, poi ho sempre, mmm, sì!, sempre cercato di sistemare quella robba! – Ahahah!  – Sei sempre furbetto eh? – Ah io? – A me sembra di fare sempre lo stesso percorso. A volte solo di avere un po’ di forza in più, di energia. Cioé, mi avvito su me stesso, ma ci metto più, passione? Boh. – No, vabbe, ti capisco L. Succede sempre anche a me. E poi mi trovo come adesso! Che fa strano tutto e mi sembra di essermi avvitata. Sorridono.

Poi la gente comincia a guardarli preoccupati. Sentono, L. ed M., che stringono le loro spalle, che si danno di gomito coi loro gomiti. Qualcuno chiama il bigliettaio. Il sole tramonta a ovest. Il bigliettaio chiede biglietti. Li guarda stranito, ma non capiscono. Parlano sempre più velocemente, si accavallano, sorridono, gli altri, lì intorno, gli altri si stupiscono. Poi un vecchio li guarda. Tocca la spalla di L. e chiede:

-Ma voi siete esseri umani?

Sì.
Fanno loro.

– Pensavamo vi foste tutti estinti. Siete gli ultimi rappresentanti! E ve ne state qui?

Il vecchio è e sembra essere del tutto un uomo normale. L. guarda stralunato tutti gli altri. M. e L. sembrano ancora più uguali. Si capisce che si amano ancora, o che c’è spazio per l’amore. Ma sono gli ultimi esseri umani ad amarsi. Ed è un misto d’angoscia e incomprensione che si apre ai loro sguardi. Rimangono in silenzio. Il treno intanto arriva in stazione.

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