Del senso del ridicolo nell’inattualità delle cose: breve cronaca del 14 dicembre.

Tre scrittori francesi domandavano | la via di Auschwitz | a un comunista ucraino morto a colpi | di leninismo nelle costole. Era | difficilissimo, vivere. Noi, | per fortuna, avevamo una villetta | a Cavi di Lavagna; ed i decenni | passano in fretta.
(F. Fortini)

Ieri, 14 dicembre 2013, circa una sessantina di ragazzini, fra i 20 e i 30 anni, a volto scoperto, bandiere in mano: circa distribuite a metà fra bandiere d’Italia e bandiere di Forza Nuova, hanno percorso il breve tratto dalla stazione di Santa Lucia, all’imbarcadero lì di fronte, come tanti soldatini, che sembrava quasi stessero per inciampare e rotolare come birilli in acqua. Special guest due bandiere con il sacro cuore di Gesù, lefebvriani se non sbaglio, a chiudere il corteo. Del resto, il presidio al Tronchetto che avrebbero raggiunto in vaporetto, era stato indetto da Forza Nuova a difesa della “famiglia tradizionale”: chissà quale.
Ad aspettarli, a sinistra dell’imbarcadero, molti cinquantenni, qualche giovane ventenne, complessivamente non in un numero superiore ai 30, di Rifondazione. Per cui, mentre quella schiera, a tempo di marcetta, sventolando le bandiere, come i soldatini di Labyrinth, impedita nei movimenti, incerta sul muoversi e nel muoversi, cantando inni di Italia, qualche Boia chi Molla e altri folkloristici inni da curva di calcio di destra, si avviava dalle scale della stazione verso l’imbarcadero, gli altri 30 di Rifondazione, da dietro i poliziotti con caschi e scudi, urlava fascisti carogne etc etc. Per cui si vedeva questo gruppetto di cinquantenni esagitatissimo, contro un manipolo (ridicolo di per sé) di ragazzini.
Dall’altra parte “i centri sociali” (come ai giornali piace semplificare), avevano tentato di arrivare in stazione passando per Piazzale Roma, e nel passare, essendo il passaggio impedito dai poliziotti, avevano pensato che usare le transenne e i mattoncini del cantiere del tram futuro possibile infinito in piazzale Roma, potesse servire per combattere il fascismo impersonato da 60 ragazzini. Così piccola guerriglia urbana, con i celerini felici di menare, che faceva freddo, senza togliersi il casco chiaramente stavolta, cestini (fascistissimi) per aria (cestini divelti, perché colpevoli, anche dalla parte che, dai Tolentini, accede alle fondamenta di fronte la stazione) e poi ritirata nelle calli dietro, e bordello in piazzale Roma inutile, con gente terrorizzata sui bus (a quanto ho letto su alcuni profili Facebook).
Questo il bilancio del senso del ridicolo.
La gente bloccata al lato palazzo della regione, nell’attesa che passassero i 60 ragazzini di Forza Nuova, che appena entrati questi sul vaporetto, fottendosene, correva in stazione, che aveva un treno da prendere: tornare a casa, finalmente, dopo il lavoro. La realtà che reclamava spazio da dietro il teatrino.

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Un pensiero su “Del senso del ridicolo nell’inattualità delle cose: breve cronaca del 14 dicembre.

  1. Caro Alessandro Meis,
    come suppongo tu sappia bene, non posso esimermi dal commentare. Cercherò di farlo senza ideologismi, senza facili atteggiamenti paternalistici del “io-che-ho-una-cultura-e-certe-cose-le-capisco-e-voi-altri-bifolchi-no”, cercherò di fare un’analisi di ciò che ho visto ieri, analisi che vada un po’ oltre al limite del mio naso.
    Cosa ho visto ieri? Ben poco: c’erano fumogeni e lacrimogeni ovunque.
    Le ragioni per le quali non ero in stazione al picchetto in attesa dello sbarco di quelli di FN, sono le seguenti: non credo che 60 ragazzini con le bandiere italiane e il braccio destro alzato non rappresentino un problema. E rappresentano un problema serio proprio perchè sono ragazzini: i vecchi nostalgici, di qualsiasi colore, sono buoni solo a cantare slogan consunti e tracannare vino. I ragazzini mi preoccupano: dimostrano quanto ancora oggi ci sia spazio (nelle città, nelle scuole) per il diffondersi di un’ideologia deviata, intollerante e schifosamente populista come quella fascista. I ragazzini preoccupano perchè, proprio sulla spinta dei loro vent’anni, se ammaestrati da qualcuno (in questo caso proprio un insegnante, che tuttora lavora in questa città) hanno l’arroganza di pensare che scendere in piazza per urlare i loro slogan razzisti, omofobi e qualunquisti (se il lavoro non ce l’abbiamo noi, non ce l’avrete neanche voi!…) sia loro diritto. Hanno l’arroganza di credere di poter manifestare a Venezia, da sempre antifascista.
    Ho scelto di partecipare al corteo che partiva da piazzale Roma, sebbene tu sappia quanto io sia una persona incapace di qualsiasi gesto di violenza, perchè credo che se qualcuno vuole scendere in piazza per professare idee razziste, omofobe, xenofobe, d’intolleranza, di sprezzo verso i più basilari diritti umani e che strizzano l’occhio ad una militarizzazione del paese, non mi importa che questo qualcuno si chiami fascisti, forza nuova o quaquaraqua, mi importa che capisca che questo diritto non ce l’ha.
    Ora mi sembra di sentire la tua voce che mi dice che tutti hanno il diritto di manifestare e che chi impedisce manifestazioni altrui è più fascista dei fascisti. Non concordo: credo che l’idea “tutti hanno il diritto di dire ciò che vogliono tanto le persone capiscono e certe idee non se le cagano” sia un atteggiamento idealista oltre ogni buon senso, di quell’idealismo che nasce in chi passa 10 ore della sua giornata sui libri, creandosi una cultura e una posizione critica e poi finisce per credere che questo valga anche per tutti gli altri. E qui arriviamo al secondo punto (sulla questione manifestanti di piazzale Roma più fascisti dei fascisti torniamo poi).
    Il secondo punto è che non esiste solo Venezia, la quale è piuttosto evidentemente un’isola felice in un oceano in tempesta. Credo che basti leggere i giornali: dalla deriva autoritaria di molti paesi europei (“tutti hanno il diritto di esprimere le proprie idee” devono averlo detto anche ad Atene, qualche anno fa…guarda com’è finita), dell’UE stessa che è in mano ad un manipolo di lobbisti e non è più rappresentativa di un bel nulla, al vuoto di democrazia del nostro paese dove dopo anni di governi tecnici (che ancora non rappresentano niente e nessuno) ed austerità la gente è incazzata nera e segue facili populismi (dal “Movimento” 5 stelle alla nuova moda dei forconi). Ora questa gente incazzata (molta meno di quella che i media ci fanno vedere ma comunque innegabile che ci siano) non rappresenta solo il malessere dell’Italia ma anche un potenziale elettorato, sempre che ci siamo mai più elezioni in questo paese. Cosa sono i forconi se non i delusi della lega, di certa forza italia e del blocco di centro destra che si va sbriciolando? Cosa voteranno la prossima volta queste persone che la rabbia sta portando sempre più verso posizioni estremiste? Forza Nuova si è fatta questa domanda e vogliono essere loro. Questo non è un teatrino, questo è un problema grosso. Il sostegno che il così detto “movimento” dei forconi sta ottenendo da parte dei media e delle forze dell’ordine non rende certo il quadro d’insieme più roseo.
    Queste le motivazioni che mi hanno portata a piazzale Roma ieri, ora parliamo di cosa è successo lì.
    I centri sociali (che non è una parolaccia e che questa volta i giornalisti hanno usato in modo coerente, a parte quelli che continuano ad usare il termine “no-global” dimostrando di avere una lettura della realtà pari all’ultimo numero di Topolino) hanno lanciato un corteo per impedire la manifestazione di Fn, i quali, pur sapendo di aver il permesso solo per il Tronchetto, hanno pensato bene di arrivare in treno (che poi su un autobus ci stavano tutti!) e quindi uscire a S. Lucia, che per quanto ne so io non è il Tronchetto. Da lì imbarcarsi e giungere al parcheggio. Quello che personalmente mi premeva è che ciò avvenisse davvero e che non si realizzasse una situazione per cui questi, pur tra qualche insulto, potessero restare a S. Lucia. Da qui la necessità di un contro-corteo che esprimesse molto fermamente l’idea che questi a Venezia non devono stare. E non ci sono stati.
    Per quanto riguarda l’idea che i centri sociali siano fascisti quanto (o più) dei fascisti, come se il fascismo fosse una malattia che si misura a gradi, anche qui mi permetto di dissentire fortemente: l’autoritarismo fascista nasce da una profonda intolleranza ed in sostanza dalla repressione di tutto ciò che non sia omologato alla loro ideologia, il fascismo predica questa intolleranza attraverso la violenza verso tutto ciò che gli è estraneo: gli immigrati, i gay, le minoranze, gli stranieri (non tutti di certo!), le donne che non stanno a casa a far figli, gli studenti che si creano una libera forma di pensiero, ogni forma di dissenso. Il fascismo è un’ideologia totalitaria per la quale in un mondo fascista (militarizzato) esiste solo il fascismo. Passiamo dall’altra parte: quello che può scandalizzare (cioè una pratica radicale come quella del corteo di ieri), perchè infondo “la violenza chiama solo violenza e bla bla bla…”, aveva il solo scopo strumentale di dichiarare molto fermamente un punto fermo: niente fascisti a Venezia e far sì che prendessero quel battello. L’unica intolleranza che ho visto è stata l’intolleranza verso gli intolleranti. Per il resto ciò che i centri sociali fanno (e non attraverso l’ideologia ma nella pratica) è la costruzione di un mondo il più lontano possibile da quello descritto sopra: un mondo in cui i C.I.E. non esistono e i diritti dei migranti sono rispettati, dove tutti hanno una casa e un reddito minimo garantito, dove gli interessi privati non distruggono le città in cui viviamo o l’ambiente, dove la socialità non si ferma al bicchiere di spritz ma si forma attorno alla discussione, alla lettura critica della realtà, alla condivisione di idee. E questo non a parole ma a fatti, dentro e fuori dai nostri spazi, e credo che a Venezia questo sia assolutamente evidente. Se poi ci sono persone che “io-nei-centri-sociali-non-ci-vado-a-prescindere”, non so che dire, ma di certo queste persone non dovrebbero lanciarsi in facili giudizi dando aria alla bocca su argomenti che non conoscono.
    I centri sociali a Venezia, come un po’ ovunque, finiscono per essere causa e conseguenza di tutto il male del mondo, perchè in fondo mediaticamente facili da attaccare, in quanto in questo mondo che ancora crede a chi urla più forte, ci deve ben essere un “nemico”. E allora ecco che il successo della manifestazione NoNavi è dovuto alla partecipazione di cittadinanza e comitati (sicuramente vero ma parziale) mentre gli scontri di ieri sono colpa dei centri sociali. Se la gente andasse un po’ oltre al proprio naso, o anche solo fosse in grado di una piccola connessione mentale, vedrebbe come tra questi fatti corre una sottile linea rossa, sottile ma evidente dal momento che una foto comparsa sui media ieri mostra uno scudo sul quale ancora è presente un adesivo no grandi navi… chissà perchè!
    E poi attento a non avere un’idea troppo ideologica ed utopica dell’antifascismo: se è vero che tanti sono gli strumenti attraverso il quali esso si realizza (dialogo, associazionismo di vario tipo, legge) è pur sempre vero che l’Italia è stata liberata dai partigiani. E i partigiani ai fascisti sparavano. Ora noi non viviamo nel ’45, ma il dato di fondo resta. Allo stesso modo Venezia è libera dai fascisti (e sedicenti tali) di certo per la sua onorata tradizione partigiana e per la spiccata indole di tolleranza delle sue genti, ma anche per un altro fatto indiscutibile: che i fascisti a Venezia la hanno sempre prese.
    Tornando a ieri e ai fatti del corteo da P.zzle Roma: quella che ho visto io, che ero lì, è stata una dinamica difensiva. La polizia ha caricato e senza grandi complimenti (per esempio lanciando lacrimogeni ad altezza uomo), se qualcuno ha divelto un paio di reti, cestini e qualche pietra per fermare l’avanzata dei manganelli e dare il tempo a tutti di mettersi al sicuro di certo io non ne farei una questione di decoro pubblico. Per il resto quello che mi resterà della giornata è l’immagine di forze dell’ordine eccessivamente aggressive (erano 500 si dice, il corteo forse 200) che tuttavia non riescono a soffocare la soddisfazione di una vittoria, l’allegria di un corteo (composto dagli stessi “cattivissimi” dei centri sociali più persone, cittadini, studenti che si sono aggregati sulla via) che attraversava la città per cantare che Venezia è antifascista, ora e sempre.
    Per quanto riguarda la gente che si è spaventata, non posso dire altro che personalmente mi spiace, che di certo non è bello trovarsi in mezzo ai fumogeni se non sai perchè. Posso dire anche che a p.zzale Roma quando sono partite le cariche c’erano ben poche persone e che quelli che dovrebbero chiedere scusa avevano le uniformi e i manganelli. Per quanto riguarda quelli che stavano ad attendere che tutto finisse per poi tornare alla passeggiata del sabato pomeriggio, senza guardare più in là del proprio naso, posso dire che hai ragione: loro sono la realtà. La realtà di un paese affogato nell’individualismo del “penso-solo-a-me”, nell’abitudine a cambiare canale quando alla tv c’è qualcosa che non piace, nell’egoismo di tenere stretta la propria roba e di crocifiggere chi roba non ne ha, nella paura… Questa è la realtà, la realtà di un paese in coma. Speriamo che si risvegli prima o poi, altrimenti temo che ci aspetti un altro ventennio di merda (e potrebbero anche essere peggio di Berlusconi!)

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