Liquerizia

Eppure mi ricordo che quando ero piccolo la liquirizia la mangiavo. Le Tabu a volte. L’uomo senza volto. L’uomo solo sorriso. L’orrore. Perlomeno quelle rotonde di liquirizie, con dentro, colorati, diversi sapori: giallo, azzurro, rosso: fragola?, limone?. Ora le detesto. Non sopporto quel sapore amaro. Forse mangiavo, masticavo, le radici. E credo forse il Liuk mi piacesse. Il gelato che t’appiccicava; il gelato che si appiccicava; il gelato che si attaccava alle dita. Ricordo con orrore, l’osceno suono della radio quando si chiudeva la trasmissione.
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Ricordo con orrore il ricordo di quel bikini, del suo seno toccato da un altro.
Prima di tutti i secoli, prima di tutte le madonne di cera e di Lourdes collezionate a casa, collezionate con l’acqua che, col sole, col caldo del termosifone accanto all’odore di muffa dei libri vecchi mai letti da nessuno, evaporava dentro la  boccetta, un universo, che ricadeva su stesso: un universo a forma di Madonna.
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Prima ancora delle madonne nere, e dei mille tramonti corti e brevi come sapori di gomme americane nelle bolle con le 500lire, prima ancora di risalire la corrente del Nilo, inciampare in coccodrilli sacri a qualche dio antico e sconosciuto, che masticava sicuro piante amare, prima ancora di New York e delle strane abitudini di un kazako che beve vino fermo in un casa di cemento, prima ancora le avevo desiderate: tutte. E allora masticavo liquirizia.

E allora, mi sarà facile, dire  voi, come storia, che era la mia mania, che era la prima donna che sapevo non poter avere. E non poter avere lei, che non era certo niente di speciale, m’appiccicava alle mani il vizio del possesso di ogni cosa femminile. Il vizio di un segreto, amaro. Quando avevo iniziato a raccontarvi questa storia ero affezionato alla possibilità che questa storia, che il mio cambiamento di gusti, fosse a tratti, riconducibile, a spasso col tempo di quelle giornate, di una rinuncia. Una rinuncia forzata. Come se la liquirizia, fosse responsabile di qualcosa. Pure tranquillo, dire che il trauma originale fosse, legato e per quello, al ricordo dell’amaro, l’amore in bocca, dell’amore amaro, e tutto di conseguenza, con questo gioco di parole, più vecchio delle madonne nere, delle madonne dalla corona blu.

Ma non era solo così. Lavorando come aiuto paninaro in un chiosco di Nuova York city, con gli hot-dog, buonissimi; buonissimi; a solo 1$50cent. a qualsiasi ora, emmigrato  dalle spiagge italiane con il sottofondo di “Vamos a la Playa, a me me gusta bailar el ritmo de la notche”, ho imparato cataste di cose. E pure che delle donne non posso che pagare puttane di origine Caraibica sulla 74esima e allo stesso tempo essere felice. Eppure non mangio liquirizia. E vado da uno psaicologo che non ci capisce un fottuto fuck di niente, della mia condizione, del mio status di: non mangio liquerizia. Dice che è colpa, my, e del mio essere aimmigrato qui, in NiuIork anni fa. Stavo a casa, secondo me, nella mia opinione: ed era lo stesso. Mi da medicine e si viene a mangiare il chiosco gratis: pure il pane insipido; che sa di sale lo pane altrui. Ma non potevo occupare le case del mio paese: gli artisti ne avevano bisogno per continuare a fare gli artisti. Presi la nave per la big apple, dove vendevano già l’iphone 4.

E l’aiuto che mi ha dato il sentirmi piccolo piccolo, nano nano, nulla nulla nel covone enorme, in bianco e cemento e dollari della madre NuovaYork, per me che st’italiano stentato “che parli”, con l’inglese sputacchiato, con me che conservo di tutte le donne, d’america ed europa, una tuta, un difetto dall’occhio che a loro cade , non guardandomi mai, perché parlo poco : 1dollar e fifti plis!
Poi, poi: a bocca di mela! A bocca che chiude, come un saluto saluta la mano quando davvero saluti qualcuno con intenzione di salutare, con le dita che muovono il labbro, dai fratello, brotar, you comprend-me?: il labbro che chiude una bocca che è una mela rosa! An apple, non è un computer di merda, è roba che ti si chiude sulla pellaccia e ti fa uscire il seme che servirebbe, in tiori, a far figli come te e bam: Lei! Che sarebbero migliaia di bambine bambine bambine con bocche di mela per la gioia, di (We ar modern so:), donne e uomini. Afffanculo, nella gioia del sesso orale reciproco, moderno, qualsiasi stronzo che dice che la felicità è: stai angri, stai fulisc! Ma ce l’avrà mai un Attimo con la A  maiuscola come l’empire State building, uno che pensa così?
A bocca di mela, una ragazza, a girl, from the first said of niuovagiorghemela. E mi chiede un panino. Ma mi chiedesse, l’anima, un rene, il fegato, l’aorta addominale, il pancreas del gatto, del mio cane la coda per riti da satanisti coi soldi, beh, sarei lì a darglieli.

E li mi ricordava, di quando, di quanto, quanto a quantità facevo le superiori e studiavo la poesia medioevale: Voi,” Voi, che per li occhi” e un panino mi passaste, accumulandovi allo stresse di una giornata lunga di fritti e salse al ketchup a giovani messicani, vecchi haitiani, e broker con il cubicolo fra il Bronz e la sessanquattressima la 64° la 44°  e la strada del Muro, Voi li spiriti di questa città enorme e di tutte le città citaste in un decino di dollari, in una mano, contenente un’epoca dei capelli infiniti, occhi a taglio modernista, speculari alla grazia divina ed io: Io solo un Hot-dog, senza neanche: la Senape.

Per questo odio la liquirizia. Perché lei crea intorno a me l’amaro: a me non rimane che il ricordo di un giorno in cui la mangiavo! Ma quando? L’ho sempre odiata. Bella illusione. In cui potevo odiare la liquirizia umana che mi aveva rubato quel primo seno, pensando fosse lui il colpevole. L’amaro. E l’uomo tabù che ride. Ride. Ride e muove le mani. Come fossero vive.
Follia. Folla di scuse. Feticismo: dell’oggetto che mi mancava e di cui ricoprivo la mancanza odiandolo. E quella, quella s’è sempre baciata con quello dopo, figuriamoci se con me.

E il vestito macchiato di Hotdog, e il vestito macchiato di cornettoAlgida: era il mio. La lavatrice dopo, quella che smacchiava l’eterna solitudine mia”.

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“Vamos a la playa, a me me gusta bailar;
Amigos ¡qué calor!La maquina Miranda.Vamos todos a la playa.Vamos todos a gozar”

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