Succedono le età

c1743

Riuscire a donarvi il tono esatto delle sue parole. Riuscì a dà, almeno un po’, piallando qua e là, almeno un sòno, almeno la sensazione di ciò che se perde ogni giorno. Almeno n’tentativo lo devo fa. Ma è cosa fatta di sòni, è casa fatta di c leggere, e parole che si alzano di tono, e cadono, e se le scrivi, poi, a leggele, queste fanno i giochi loro, saltano i sòni, le intonazioni. E tutto quel parlare va perduto. E tutto quell’allargarsi, e sgonfiarsi de piccoli sospiri a preparare battute fulminanti è già annato via. Co gli odori è più facile; co le descrizioni dei giorni co le schegge dei ricordi, ce poi costruì n’armadio, n’mobile intero. E ce poi guardà dentro. Ma come sonava? E come parlava quel legno? L’età sua, la guerra, le callosità, le prigioni, la famiglia, quelle se potrebbero dì, se potrebbe dì de Piazza Nova, de la fame vera, de na ricerca infinita e de’n viaggio, de i nepoti, de n’fratello, de du sorelle, e una sorella, una, n’artista: tutti belli erono; se potrebbe dì de un cane tutto riccetto, de l’opere sue quotidiane. Dell’artigiano del legno se potrebbe dì l’odore della bottega; a smisticà bene, come piaceva a me de smisticà, cercà fra i trucioli, se potrebbe dì de’n’giardino, che quanno n’arrivavo al metro e mezzo era grosso e più pieno de storie de tutto il Subasio; se potrebbe dì che ce litigave bene, de na solitudine grossa e de tutta la gente c’ha incontrato.
Se potrebbero dì du parole in tedesco, ma che so sempre quelle alla fine.
Ma ecche’poi? Cosa v’avrei detto? Avrei fatto n’imitazione, n’elenco come questo. Davve quell’idea de lui, quelle risate che te faceva fa, quell’ironia che dovevi pialla bene co le orecchie, e davvela st’idea, nel modo esatto in cui…questo non lo posso scrive.
Pe’ me era tutta ‘na città, tutto n’quartiere. N’modo de parlà che da Assisi scivola via ogni giorno de più verso la pianura. Quasi  n’richiamo antico nei miei ricordi, prima di tutti i tempi, c’era già, c’era già in Assisi, c’era sto vociare pe i vicoli, c’era il suo modo de parlà. Quello de nonna, quello de nonno, quello de zio e un poco de babbo ancora. Un leggero eccheggiare di O, e poi, core. N’core intero che vive n’illusione. Perché non c’è mai stato. Prima della sua voce ce n’erano state altre, e ce ne saranno altre dopo; e Assisi resterà lì, n’core de pietra, pe tanto tempo. La sua voce farà du chiacchiere ancora ‘nto la testa mia, du risate, e poi, quanno sarò troppo vecchio pure io, tacerà: e stavolta per sempre.

“Memoria parla consolante
succedono le età
succedono le età meravigliose
che non c’è età assoluta
altro vi fu e sarà e quanto
e in quale forma
qui la luce si ritrae e l’aria è satura dell’eco di lamenti
scorteccio le parole
aride schegge secche adatte al fuoco
è l’instabilità che ci fa saldi ormai
negli sgretolamenti quotidiani”

Esco, CSI, Linea Gotica.

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