Pensierini carini brevi leggeri americani.

” Il carino, per esempio, è letale. È la forbice capace di spuntare le unghie al più selvatico dei felini, lo strumento di una regressione al crepuscolarismo bamboleggiante, la trasfigurazione del mondo in peluche. Ngai ne parla come di una via per spadroneggiare esteticamente sulla debolezza, mescolanza ambivalente di tenerezza e sadismo (e per inciso, Fruttero e Lucentini hanno scritto grandi cose sul lato oscuro del carino, categoria ignota agli antichi, e sul nesso occulto tra Shirley Temple e Adolf Hitler, «il mostruoso dittatore urlante» e «la mostruosa frugoletta che canta le sue canzoncine»).” http:// lettura.corriere.it/la-dittatura-del-carino/beethoven1
Ci farei rientrare anche i “pensierini” in questa nuova estetica, e pure rapidità, brevità leggerezza, di cui Calv-ino è il primo colpevole (o la vulgata?) e le lezioni americane sarebbero da bruciare (in testa) come pure Moresco ricordava:
“Ma perché la letteratura non potrebbe più essere un’arte? Perché prima poteva esserlo e adesso non più? Chi l’ha stabilito? Baricco. E sulla base di cosa? Di Baricco stesso. [… ].
Ne circolano molte di queste piccole teorie autoreferenziali, in questi anni, che trasformano le proprie misure, le proprie frustrazioni e i propri lutti male elaborati in teorie generali e tombali valide per un’intera epoca e additate come insuperabili. Siamo circondati da libri e libretti che ci dicono e ci ingiungono che non c’è più l’esperienza, non c’è più il trauma (magari!), o che la letteratura deve essere tarata solo su un’idea piccola e orizzontale di “realtà” e “neorealistica” (non sanno neanche più inventare nuove parole per contenuti vecchi, non hanno neppure più questa piccola forza…), che la letteratura può essere al massimo un sintomo e non invece -anche- svelamento, prefigurazione, invenzione, pensiero, verità, profezia…, che ci sarebbero solo la “fiction” e “l’autofiction” (come “La divina commedia”?). Ci era cascato persino Calvino negli ultimi anni della sua vita, con quel suo elenco delle qualità in letteratura cucite sopra di sé: rapidità, brevità, leggerezza… Senza rendersi conto che il 99% delle opere più grandi vanno in tutt’altra direzione”.

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