Un signorotto spagnolo che è stato ucciso nel 1689 ha fatto crollare un capannone ieri l’altro, inutili i tentativi, è morta una ragazza di 25 anni già.

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Il semplice crollare del tetto produsse un suono inquietante. Ci scostammo tutti appena in
tempo per vedere crollare il capannone scintillante. Sembrava restare in mezzo al nulla, la sua
inutile mole, la nostra inutile paura, il mio inutile provarci con la ragazza che era morta sotto il
crollo. Sprecare energie inutili non era per me. La pioggia cadeva sopra il capannone che era
crollato senza che noi ne sapessimo il perché. Forse lo avevo desiderato? Era bella scontrosa
la ragazza. Desiderare il suo seno piccolo di cui immaginavo grandi i capezzoli mi faceva stare
come stanno quei marinai di una volta sulle loro barche che le vedi che traballano in mare con
le onde che girano. Mio nonno aveva un bastimento, e loro per un po’ di carne ucciderebbero.
Io traballavo e desideravo un po’ di carne. Quella volta che il macellaio, che avevo sotto casa,
tradusse un pezzo di una canzone inglese per la moglie e nell’ansia di portarglielo, ci scovò a
fare l’amore sul suo letto, ero stato triste, dovetti cambiare macellaio; conseguentemente la
carne che aveva un dettaglio tutto suo, un sapore sanguigno, perché il suo fornitore era un
allevatore vecchio stampo, suo nonno era allevatore, e suo padre anche.  Aveva imparato il
mestiere dopo essere stato in università a Parigi, e aveva studiato lettere, si era messo con
un’attrice porno, per corrispondenza, perché lei non poteva che avere questi rapporti scalati dal
tempo, credo che lei avesse orrore della carne che le toccava di toccare e leccare tutto il giorno.
Poi avevano perso bestiame in un alluvione, i soldi erano finiti e a lui toccò di tornare a
governare mucche e vitelli. Diceva che non erano tante diverse dalle parigine con cui aveva
avuto a che fare più di una volta, si usava meno il bastone con i vitelli diceva, non come quella
strana ragazza che una volta, nel suo bell’appartamento, scoprì essere desiderante di dominio e
chiedeva cose che neanche conosceva prima di lei, e si era stufato presto di quelle storie
strane, poi era pure vegetariana. Così che parlando con il macellaio, venne fuori che lui, aveva
avuto una passione per qualche canzonetta inglese che l’allevatore in gioventù  aveva prodotto a Parigi, e per
quelle sfide che fanno gli uomini con le donne, si era messo in capo di tradurla con il suo aiuto:
quella mattina era appunto questa che portava a lei. Quella mattina era stata strana, avevo
incontrato un genitore di un mio alunno, che mi disse che era in separazione dalla moglie e per
questo voleva intestarsi la macchina; suo figlio risentiva di questo a scuola. Litigai tutta la
mattina cercando di spiegargli che c’erano altre persone da tirare su, e che non si poteva stare
dietro solo a lui. Il padre non volle sentire ragioni, la sua pelle biancastra divenne rossa e finì
con un pugno. In fondo fu per questo che andai dalla mia amica. Avevo bisogno di contatto
umano. Il marito cantava in inglese quando arrivò. Mi scusai, non ci furono violenze. Avrei
voluto finire appeso per il naso come un quarto di bue qualunque. E questo tetto che ora è
crollato, ricordo fu responsabilità del fratello piccolo del macellaio, era costruttore di
capanoni, lui l’aveva tirato su. Era il capannone delle bestie del fornitore del macellaio. Ci furono problemi
con l’agibilità, erano contrari a darla così senza problemi, al comune l’assessore non era
convinto, si convinse poi dopo. Del resto quelle bestie andavano sul bancone del fratello macellaio del costruttore. Ci sarebbe stata un’inchiesta, sarebbe saltato fuori che quella
zona era soggetta a sprofondamento del suolo. Acquitrini nati quando il figlio del secondo
signorotto del luogo, venuto dalla Spagna, nostalgico della zona paludosa di Spagna dove
viveva, e da dove era dovuto scappare per aver ucciso un suo fratello piccolo, che ammalato di
gotta lo aveva lo stesso provocato. Sua maestà di Spagna in nome e in vece del signorotto del
luogo aveva allagato il parco, e ridotto tutto ad un pantano. Le bonifiche del Papa e del Duce a
poco servirono, sotto c’era melma. Tu eri morta perché io l’ho sperato? Tu eri morta per colpa
del fratello con la gotta di un signore spagnolo dell’anno 1689 e del macellaio che mi aveva
costretto ad amarti, dopo aver smesso di vedere sua moglie, e portarti qui e mostrarti le bestie del
mio amico venuto da Parigi, e l’alluvione e le pratiche sadomaso,e le mazzette  erano più colpevoli di me. Le
loro storie, non la mia, erano implicate. E,
allora ho rubato dal tuo corpo freddo come un vitello morto, come un vitello sacrificato ad un
Dio cattivo, come un cadavere bruciato in riva al Gange, come il sorriso freddo che hanno gli
amici quando si prendono gioco di te, come le monete che tenevo in tasca, come il cibo che,
riscaldo ancora la sera prima di dormire, che ho fatto il giorno a pranzo ed è il passato che non
ho più qui con me quel pranzo: le ore che ho perso e che tornano gelide dal frigorifero, come il
cuore freddo di metallo e plastica e bypass di mio padre dopo che cadendo dalla scala ha avuto
un infarto, come la carne del mio nuovo macellaio sul bancone, fredda fredda fredda dura dura dura, ho
rubato dal tuo corpo quel bracciale.

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