il nome delle cose

  Come quella volta, era novembre e pioveva tanto, la città era come sotto una doccia sporca di calcare, con gocce più grandi e più piccole, a seconda dei fori, i vetri ne erano pregni – sudavano – acqua e dal basso e dall’alto, da destra a sinistra, ogni cosa era come fradicia, smunta, cadente, pericolante; come di quel colore freddo, fangoso quando l’inchiostro nero … Continua a leggere il nome delle cose

Un signorotto spagnolo che è stato ucciso nel 1689 ha fatto crollare un capannone ieri l’altro, inutili i tentativi, è morta una ragazza di 25 anni già.

Il semplice crollare del tetto produsse un suono inquietante. Ci scostammo tutti appena in tempo per vedere crollare il capannone scintillante. Sembrava restare in mezzo al nulla, la sua inutile mole, la nostra inutile paura, il mio inutile provarci con la ragazza che era morta sotto il crollo. Sprecare energie inutili non era per me. La pioggia cadeva sopra il capannone che era crollato senza … Continua a leggere Un signorotto spagnolo che è stato ucciso nel 1689 ha fatto crollare un capannone ieri l’altro, inutili i tentativi, è morta una ragazza di 25 anni già.

Corrispondenze d’amorosi sensi: la merda come nutrimento, desiderio/incapacità di relazione, potere come “materialità” e conseguente impossibilità alla simbolizzazione e alla cultura umana.

http://www.youtube.com/watch?v=l2XzE2rgTGY

« E così io penso che miracolo sarebbe se questo miracolo che l’uomo aspetta in eterno si dimostrasse non essere altro che quei due stronzi enormi che il fedele discepolo molla nel bidet. E che, se all’ultimo momento, quando il tavolo del banchetto è imbandito, e strepitano i cembali, comparisse all’improvviso, del tutto senza preavviso, un vassoio d’argento su cui persino un cieco vedesse che non c’è niente di più, e niente di meno, di enormi pezzi di merda. Questo, io credo, sarebbe più miracoloso di ogni e qualsiasi cosa l’uomo abbia mai desiderato. »
(Henry Miller, Tropico del Cancro, cap. 7)

«Non dimentichiamo comunque che l’urina (come gli escrementi) è la materia gioiosa che nello stesso tempo abbassa e solleva, trasformando la paura in riso. Se la materia fecale è qualcosa di intermedio fra il corpo e la terra (l’anello comico che unisce la terra e il corpo), l’urina è qualcosa di intermedio fra il corpo e il mare […] La materia fecale e l’urina sono la personificazione della materia, del mondo, dell’elemento cosmico […] L’urina e la materia fecale trasformano la paura cosmica in gioioso spauracchio carnevalesco» (M. Bachtin)

Genericamente possiamo affermare che la coprofagia, la geofa-
gia e il cannibalismo sono comportamenti alimentari oggi consi-
derati aberranti in tutte le culture; tuttavia se esaminassimo queste
sostanze da un punto di vista nutrizionale avremmo qualche sor-
presa. Ad esempio gli escrementi sono nutrienti perché conten-
gono sali minerali e vitamine, e sono comunemente ingeriti da
molti mammiferi, come cani e maiali.
«Il cane ed il porco più che onnivori sono scatovori e scatofili.
Quindi si sono auto-addomesticati, attratti dagli escrementi
umani, almeno così sembrerebbe… introdotti nella società come
spazzini, e animali di cui l’uomo si nutre, vivono ai margini con
un basso statuto sociale» (Fiorani 1993: 41). (antropologia del mangiare, Alessandra Guigoni)

Coprophagy is a drastic example of the transgression of drive back into instinct. As a radical instance of perversion, this moment of re-instinctualization in Sade’s Philosophy in the Bedroom
reveals the extreme of autoerotic love: love as a type of auto-cannibalism. Sade’s pervert, rather than accepting the fundamental objectlessness of the drive, seeks to fill in the lack, uncovered in the erogenous zone of the mouth, with a realobject. One way to be sure one has the lost feces back again is to ingest them. Instincts should not operate like drives or drives like instincts, but they can, even though erotic pleasure as such is not real and drive in itself is not perverted. Instinct or the desexualized real has to do with a pure self-preservation that neither knows nor recognizes anyotherness. Instinct, uninfluenced by language, produces no relationships. Consumption is not a relationship. If anobject is consumed, there can be no relationship to it. Whenever we move from eroticism back to consumption andmere self-preservation, we have moved from drive back into need or instinct. (Reading Seminar IX Lacan, Edited by Richard Feldstein, Bruce Fink, and Maire Jaanus)

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