Costruzione del personaggio “artista” 2.0: Allevi Giovanni.

Finito l’effetto énfant prodige della musica “moderna” che si baloccava della sua ingenuità con i capelli ricci e  tutti a ridere e pensare come è “sincero”, visto che i tempi si trasformano e sono tornati gli anni ’70 prepotentemente, e ora siamo nella situazione in cui l’artista torna intellettuale ecco che Allevi personaggio cambia: “Ho avuto un blocco artistico totale. Avevo il silenzio nella mente, il dramma della pagina bianca. Questa situazione mi ha mandato in depressione profonda. Sarebbe finito l’Allevi compositore, la mia ragione di vita”.

“l’Allevi compositore” è chiaramente un capolavoro di retorica (parlare di sé in terza persona è fra l’altro uno dei sintomi della Sindrome di Hybris, o forse è solo arroganza). Si noti anche il lessico da “artista”: “dramma della pagina bianca” “silenzio della mente” “depressione”. Inevitabile il passaggio successivo: la psicanalisi. Perché se il primo Allevi sembrava strambo, questo deve sembrare sul limitare della pazzia:

“Analista?”
«I fan che mi stanno vicini svolgono una funzione terapeutica. E poi ho avuto qualche buon consiglio e qualche buon libro da leggere da un’alleviana psicoterapeuta».

L’Analista viene solo nominato, è la Legge che proietta un’ombra scura sulla mente del nostro. In linea con la tendenza moderna del caffé decaffeinato, della musica classica senza difficoltà, dell’impara una lingua in 24 ore, ad Allevi bastano i fan. (da manuale “l’alleviana” psicoterapeuta che consiglia un libro al nostro povero compositore in ambasce e via! guarito). In questo modo il pubblico che lo segue non è spaventato da una vera pazzia e da ciò che questa comporta, bensì è solleticato da quest’ombra romantica che proietta la parola Analista, (li sentiamo che si dicono: non stava bene poverino!) e sono allo stesso tempo responsabili della salute psichica del loro idolo. Anche l’artista moderno deve shockare, ma con eleganza: un pazzo finto lo inviti ad un party, un pazzo vero ti caca nei cocktail.
Però a questi party anche le signore hanno bisogno di storie da raccontare. Una copula mancata, un coito desiderato è quello che ci abbisogna.

“Sull’aereo per il Giappone ha fatto un sogno, anzi un incubo”.

Lo racconti…
«Ricordo una casa con scale, tappeti rossi e velluti da cui non riesco a uscire. Lì dentro ho uno scontro fisico, non un amplesso, con una donna. Mi sono svegliato con in testa una melodia per violino, lo strumento simboleggiato dal maestro Ughi. Quella melodia è diventata un concerto per violino e orchestra con una forma rigorosamente classica ma dai contenuti ritmici più vicini agli adolescenti di oggi: quindi quella musica classica contemporanea che è l’oggetto della mia ricerca e del mio desiderio».
Qui la maestria dell’ufficio stampa raggiunge vette altissime. Se nell’escamotage dell’opera partorita in sogno siamo ancora nella situazione di cui sopra (psicanalisi, pazzia, artisticità ma sempre for dummies), sono i particolari a rendere il tutto gustoso. L’artista sogna in aereo: perché è sempre in movimento, non ha una casa e non ha un letto. E dove è diretto? In Giappone, nell’oriente perfetto, strano Altro e diverso senza essere traumatico (come in Seta di Baricco) in quanto capitalista e moderno. (di più, è uno dei simboli della modernità).

Personalmente credo ci sia anche una suggestione da Inception, il capolavoro di Nolan: anche lì si sognava in aereo e c’era il Giappone: Di Caprio e compagnia entravano nella testa di un giapponese per conto di un giapponese, se non ricordo male.
Poi l’accenno erotico: fra il rosso dei tappeti e dei velluti viene costruita e richiamata subito alla memoria una dimensione sessuale e lussuriosa classica. Il coito viene sì negato, ma questa negazione attiene a due funzioni precise: ci rassicura, (grazie a Dio non ci sta raccontando di quando tromba) – che se un presidente del consiglio può fare sesso con minorenni senza sconvolgere il maschio e la donna italiani, in quanto è la Legge, è il bastone, è il potere capitalista che vi dice: GODI! (consumare corpi e consumare oggetti è la stessa cosa) – l’artista che suona a palazzo per il parlamento non può avere una dimensione sessuale troppo forte, non ha quel ruolo nella società (sia chiaro l’artista erotizzato non è “fuori” dalla società, non da quella capitalista moderna, ha una funzione precisa collaterale al potere, ma assolve ad un altro mito: non potreste mai immaginare Allevi che tocca piselli e magari finge di usare il pene invece di una bacchetta per dirigere, mentre un Benigni non ha problemi a farlo; quando vuole entrare a palazzo però anche Benigni deve cambiare registro – anche registro a livello di mitemi – e leggere Dante). La seconda funzione è mettere in risalto paradossalmente l’aspetto erotico della vicenda, dire “non è un amplesso” è come dire “lo era” sopratutto nella cornice in cui il sogno è inserito. Come quando vi dicono “non pensare a questo!” e chiaramente non potete non pensare che a quello. come in “Uccelli” di Hitchcock, dove c’è quel rapporto erotico edipico fra la madre e il figlio, e la donna venuta dalla città scatena la gelosia della madre e la violenza degli uccelli, e Hitchcock fa in modo che voi per tutto il film abbiate, in modo molto inglese, con il sorriso appena accennato delle vecchiette per bene, l’idea che quegli uccelli siano uccelli in senso volgare. Lui non lo dice, ma li mette lì: vi ha fregato. In un modo simile funziona questa frase: non c’è l’amplesso ma è come e ci fosse. Le beghine potranno sorridere maliziosamente senza esserne sconvolte nella realtà. I giovani si daranno di gomito pensando: eh, il vecchio Allevi.

Stesse considerazioni per il richiamo finale al desiderio e agli adolescenti: sesso, novità, voyeurismo e pop in poche righe.

solo brevemente affronteremo la successiva domanda:

“Sente ancora il peso delle critiche?
«In maniera differente. Adesso mi dico “mi avete distrutto, ma resto un ribelle”».” Come si può vedere, non ci  scostiamo molto dal modello sopra delineato: l’artista che resiste, che resta “fuori” pur stando “dentro”, intervistato sul giornale della borghesia italiana (un ossimoro vivente), che usa la parola ribelle, ma sempre fra virgolette.
Proseguendo non troveremo niente di molto originale: i soliti giovani contro i vecchi, (tema che il Corriere spinge molto, con l’idea in testa di allevare la nuova classe dirigente italiana):

Sente che l’Italia è un paese per vecchi?
«Ci sono freni a mano ideologici che portano all’immobilismo. I giovani temono che gli porti via spazio e in un momento di crisi si aggrappano a un passato rassicurante. Mi seguono quelli che sono giovani dentro, indipendentemente dall’età»”;

chiaramente ad Allevi lo seguono i “giovani dentro” così che ancora non ci si alieni le simpatie di nessuno dei fan: i giovani sono giovani e si sentono inclusi, le signore di una certa età si sentono dire, come nelle vignette anni ’40, “vorrei parlare con sua madre” e tutti sono felici. Chiaramente lui è conscio dello schifo e degli sputacchi che rimedia fra i giovani musicisti italiani che amano davvero la musica e fanno davvero musica, indi per cui l’accenno comprensivo. La clemenza è una caratteristica di tutti i grandi e i potenti – da notare come vengano ricalcati argomenti usati anche a suo tempo contro i giovani negli anni 60.70: “sono turbolenti per questo vanno sulla cattiva strada, bisogna capirli signora mia”.
Allevi paragonato a Paganini è l’ultimo colpo d’ala di un ufficio stampa in stato di grazia:

Che rapporto ha con il violino?
«Mai preso in mano. Lo vedo come un prolungamento dell’anima, ha qualcosa di dannato in sé. Per me il violino è Paganini, primo musicista ad attirare il consenso delle folle. E quel successo non gli venne perdonato. Non a caso ho scelto Genova, la sua città, per la prima assoluta».
Paganini non ripete… E Allevi?
«Lui era talmente sicuro di sé da potersi permettere di non soddisfare le richieste di bis. Non accettò nemmeno l’invito di Carlo Felice. Io invece le sento come dimostrazioni di affetto e non mi sottraggo».

Non credo ci sia bisogno di esaminare il discorso, siamo sempre lì: rapporto con le folle e i fan, aura da artista e da artista maledetto annacquata (lui i bis li accetta senza problemi), il violino maledetto (cliché letterario di una tristezza e di una pochezza enormi per uno che si picca di essere un grande compositore).

Infine l’operazione artista 2.0, maledetto ma con simpatia, pazzo ma senza esagerare, erotico ma senza problemi, di merda ma con un buon ufficio stampa è completa. A voi la scelta se ascoltarlo o meno. 

Annunci

12 pensieri su “Costruzione del personaggio “artista” 2.0: Allevi Giovanni.

  1. Alessandro, ce la puoi fare! Impegnati, non è difficile. Allevi ha scritto un concerto per violino e orchestra, cosa c’entra la costruzione di un personaggio? Se costruire un personaggio significa comporre un concerto in tre tempi, campa cavallo…

  2. Quello che conta sono le Composizioni, i Dischi, gli Spartiti ed i Libri che il Maestro Giovanni Allevi ha pubblicato riscuotendo un successo straordinario. Le chiacchiere (invidiose) sul personaggio lasciano il tempo che trovano.

  3. magari mia cara Elisabetta. Non suono che a malapena la chitarra e pure male, mai stato musicista, al massimo ascoltatore. Ho molti amici davvero musicisti e davvero bravi che però spernacchiano l’arroganza di questo mediocre pianista. Un consiglio, senti in giro da amici musicisti, chiedi a chi ne capisce a chi la studia la musica, prova a mettere in crisi le tue certezze. Non hai niente da perdere. anzi, magari sarai ancora più convinta della sua qualità. che dici?

    1. Quindi stai giudicando un musicista senza avere le competenze, basandoti su quanto ti dicono gli “amici”? Complimenti! Che lezione di giornalismo…

      1. Ahahah, ora è tutto chiaro Elisabetta, Alessandro Meis denigra Allevi per compiacere e cercare il consenso dei suoi amici musicisti dei quali evidentemente si sente inferiore… 😀

  4. se tu sapessi leggere elisabetta quanta fatica mi risparmieresti. 1 – mi fido di loro, di gente che ha studiato musica, di gente che sa conosce e lavora davvero (fra cui alcuni a livello internazionale) nella musica. Sai, quando si rompe un tubo chiami un idraulico, a me Allevi sembrava banalissimo, e nel dubbio fosse solo il mio orecchio amatoriale e il mio gusto personale, ho chiesto a chi di queste cose ne conosce, ne capisce. 2 – ma sopratutto io non ho fatto una critica musicale, perché non ne ho i mezzi, ma diciamo (in qualche modo) sociologica. E’ sul personaggio Allevi che mi sono concentrato, sulla stupidità di queste interviste, sul loro essere costruite per far piacere il pubblico. Perché non rispondi in merito? Perché non ci mettiamo a discutere di quello che ho scritto, non delle sue presunte qualità musicali? Il titolo ti doveva aiutare: “Costruzione del personaggio”, non “compositore di merda” perché io parlo di marketing, non di musica (cosa che fa anche lui che si sa vendere meglio di quanto suona – sempre appoggiandomi al giudizio di tecnici ben più bravi di me). E se ci fai caso non dico mai che è un incapace, mai, se lo dico lo dico sempre appoggiandomi ad un auctoritas esterna, il mio giudizio esula il discorso musicale. Non mi stupisco chiaramente del tuo non averci capito un cacchio: “Coprono spazi ottusi gli idoli
    Clonano miliziani dai ritmi cadenzati
    In sincrono” (CSI – In Viaggio)
    – Ps.: certo che mi sento inferiore musicalmente ai miei amici musicisti, come mi sento inferiore a chi fra i miei amici disegna bene o conosce l’arabo, ma non ceco il loro consenso: ho il loro affetto.

    1. Alessandro, spero di essere chiara. Possibile che non capisci che il “marketing” su Allevi lo stai facendo tu stesso? La sua intervista sul Corriere è tutt’altro che banale, e il tuo pezzo va a scandagliare la personalità già contorta e patologica di Allevi, mettendone in risalto aspetti ancor più interessanti, senza che tu l’abbia voluto. Risultato? Non sto nella pelle: devo ascoltare il suo concerto per violino! Più che mai, dopo aver letto il tuo pezzo.

      1. niente come parlare come un muro. la personalità contorta: è una costruzione markettarra per vendere a te che ti piacciono gli artisti che sembrano maledetti quando sono dei coglioncelli. così lo capisci? se allevi facesse il casalingo non te lo inculeresti…quello che ho cercato di mostrare è come ogni singola parte del suo carattere sia studiata per vendere la sua immagine a qualche balordo che passa e che ancora crede che l’arte sia ispirazione emozione e “l’essere maudit”, quando l’arte è tecnica, fatica, sudore. allevi non è patologico, te lo vendono così.

      2. Non è come pensi, non parli a un muro, ho capito cosa vuoi dire, solo che non tutti hanno il tuo stesso odio nei confronti di Allevi, perché amano talmente tanto la sua musica che le vaghe ed opinabili interpretazioni sociologiche le lasciano sullo sfondo, capisci? No eh? 🙂

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...