Chi cazzo è Pietro Citati?

Ieri era il compleanno di Ligabue. (e speriamo sia l’ultimo) (no va bé si scherza, la morte non si augura nessuno) (forse) (dipende) ( se scrivi una canzone come questa pure un poco tronfio, un poco meriti di morire) (ma solo un poco)(diciamo musicalmente(per poi rinascere chiaro)). Ma è anche perché questi giorni, fra le puzze dei nasi troppo alti per mischiarsi con il popolino, Faletti ha parlato di Citati in televisione. (ma si sa, con il pueblo unido ci si fa la rivoluzione, ma al cinema si va in sale diverse). Mi pare questa la notizia. Perché Faletti è famoso, la gente lo legge, mentre Citati, Citati chi cazzo è? Ok, Citati scrive sul Corriere della Sera. Prima scriveva sulla Repubblica. Prima ancora scriveva al Corriere. Quindi Citati è uno che ri-scrive sul Corriere. Grazie a Dio poco. Perché quando scrive o perde tempo a parlare di Faletti e Dan Brown o di quell’altro-spagnolo-che-ti-spiega-che-tutto-è-molto-spirituale e che-la-spiritualità-la-compri-in-libreria-ma-di-cui-non-ricordo-il-nome, oppure parla della lingua italiana come farebbe un vecchietto rimpiangente.

Rimpiangente sempre il passato lui, quando tutto era bello e lui era giovane. E allora Citati perché è Citati, può scrivere senza che nessuno proponga di dargli lo stipendio in pernacchie cose tipo queste sulla difesa della lingua italiana: “Possiamo difenderla” solo “secondo la sua natura e la sua tradizione”. Ma quale cazzo è la natura dell’italiano? Ma che cazzo è la natura di una lingua? Sulla tradizione possiamo anche metterci d’accordo, ma cosa intendi con natura? Cosa rende la nostra lingua bella e particolare? Dai Piero. Stupisciscisci. “Perdere vocaboli e forme sintattiche è molto grave per una lingua come la nostra, il cui fascino dipende in primo luogo dalla ricchezza”. Evidentemente le altre lingue sono meno ricche. Ma meno ricche in cosa? Hanno meno nomi? In base a cosa misuri ste lingue? In base alla conoscenza? E delle forme che acquistiamo che ne dici Piero? Non le conosci? Cos’è la lingua Piero? Un sistema fisso? Cos’è la lingua Piero? Senza tante parole la lingua fa schifo? C’è un minimo di vocaboli? Si misura in cm di dizionario la bellezza di una lingua? E la sua capacità di spiegare le cose? Com’è che si comprende? Magari dalle grammatiche? No, perché magari sono le grammatiche che danno bellezza. Non lo sapremo mai. Perché poi l’articolo prosegue così:  “La nostra lingua si imbruttisce non per via della sua progressiva povertà, ma del tentativo di ostentare una ricchezza metaforica inesistente”.  E qui il discorso si imputtana in una critica a determinate espressioni giornalistiche. “Un uomo politico o un giornalista televisivo non dicono più che bisogna togliere la fiducia in Parlamento a Berlusconi o a Monti, ma che si deve staccare la spina a Berlusconi o a Monti. È una metafora sinistra, perché allude al distacco del respiratore che tiene in vita un moribondo: episodio di cui si è molto parlato al tempo del caso Englaro”. Queste metafore oziose che secondo il buon Piero “rendono incomprensibile, a uno straniero, l’ascolto della nostra televisione o la lettura dei nostri quotidiani”.

Dalle tremebonde attese iniziali, siamo finiti a compiangere un ipotetico straniero che guarda la tv italiana. Perché?Non lo so. Forse Citati ci risponde gentilmente con la geniale conclusione dell’articolo che ci accoglie con una costruzione ardita della frase: “Da una decina d’anni, continua a sopravvivere l’espressione , che si è diffusa mostruosamente insinuandosi tra gli altri vocaboli. Chi parla, sta confidando al suo uditorio pensieri semplicissimi, quasi elementari, o raccontando un evento comune. Ma vuole dare l’impressione che il suo pensiero sia difficile, arduo, labirintico, problematico, e che l’evento sia complicato e quasi incomprensibile. Così dice, solennemente, in qualche modo, confidando di avvolgere il suo uditorio e di venire avvolto in una nube di rispetto e di reverenza”. Che se lo stronzissimo in qualche modo non fosse in corsivo non si capirebbe niente caro Piero. Forse però è solo una dimostrazione della ricchezza dell’italiano, oppure di come scrivono questi che buttano giù cose in “modo fumoso, arduo e labirintico”. Lo fai per noi vero Piero?

Ma poi lui insiste e ci trita e ci confonde e ci umilia, che un po’ di rabbia ce la fa provare il Citati. Con noi lettori che facciamo cacare: Credo che i lettori italiani siano peggiorati negli ultimi trenta-quarant’anni.  e la sua generazione di scrittori, la sua chiaramente, mica quello prima, la sua che invece:  attorno al 1960-1970 è stata la più ricca e feconda apparsa da secoli. Da secoli capito? E voi invece? Cosa avete fatto? Fabio Volo? No, dico Piero diglielo un poco cosa è diventata la lettura:  “tende a diventare una specie di orgia, dove ciò che conta è la volgarità dell’immaginazione, la banalità della trama e la mediocrità dello stile”.

Citati non diventa adesso Rimpiangente. Girolamo de Michele a suo tempo lo perculò per le sue considerazioni sulla scuola italiana coniando il termine: “Citatismo. Non è una novità infatti come Pietro Citati racconti, ogniqualvolta ne abbia l’occasione, di «una scuola che negli ultimi trent’anni» sarebbe «caduta in rapido disastro»”. Ma ciò che mi fa incazzare è questa presunta ide che solo Anna Karenina sarebbe un libro. O che un libro serva a qualcosa.

Ma quanto mi fa incazzare questa cosa. Dei critici che decidono le sorti della gente in base al numero di libri. Della deriva tecnica del paese. Dell’èlitismo della sinistra liberal italiana. Che si guarda volare fra Roma e New York e le librerie del centro, e che schifa quegli stronzi che scrivono senza h, o che non leggono Kafka. Come se tutti dovessero leggere Kafka. Come se fosse obbligatorio. Non lo è certo per le altre culture, che possono vivere e continuare a star bene senza Kafka. E senza Tolstoj. Tipo i Giapponesi vivono benissimo senza sta roba. Al massimo ci fanno un manga sopra, sminuzzandolo e rimangiandolo. E anche la nostra cultura starebbe bene senza Kafka. Non che  non stia bene con la sua presenza. E’ che proprio non cambia un cazzo. Come con gli articoli di Citati. Nel senso che Kafka, come Proust ci dicono di noi, della nostra storia e quindi per questo tendiamo a studiarli (la più grossa semplificazione che abbia mai fatto). Sono la memoria e blabllabla di cose fichissime e fondamentali che mai mi sognerei di criticare. Rappresentano una certa cultura, una certa idea di mondo. Ecco si torna sempre lì:  http://minimokarma.blogsome.com/2011/03/05/spazzatura/ Citando dal link:  “Ma gli studenti non usano la parola cultura in senso antropologico. Parlano di una cultura particolare, quella scolastica. Dicono che quel tipo particolare di cultura è una cosa senza la quale un essere umano è spazzatura. Sono spazzatura tutti coloro che non hanno potuto frequentare la scuola, o non l’hanno frequentata abbastanza. Sono spazzatura tutti coloro che la scuola allontana, giudicandoli inadatti. Poiché la cultura scolastica è la cultura borghese, espressione della classe sociale al potere, questi ragazzi di sinistra, con il loro slogan, stanno dicendo: chiunque non sia borghese o non si sia imborghesito – è spazzatura.”  Ed è quello che fa Citati: spazza via Faletti come spazzatura, fuori da Kafka meglio non leggere. Non esiste altra cultura che Kafka.

A concludere: cosa perderemmo? Perderemmo degli esseri umani. Vite possibili, storie, narrazioni importanti che non potremmo più vivere. Perderemmo le emozioni che Kafka ci dava. Ma non saremo meno lettori, o lettori peggiori per questo.  Leggere non ci salva. Se siamo merde lo restiamo anche se abbiamo una rubrica sul Corriere. (Al massimo diventiamo cittadini peggiori. Perché la democrazia borghese pretende un saper leggere scrivere far di conto). E allora leggete, leggiamo, ma per rompere le palle a questa gente qui. Alle loro idee di democrazia, di élite, di società perché è in questo mondo che abitiamo, e questa è la moneta da pagare al potere. Noi nel nostro piccolo cantuccio,  si continua a narrare storie altre oltre quelle di Gregor Samsa. A raccontarci fatti interpretazioni simboli rituali idee fra persone partite di pallone fra amici gossip fra amiche racconti erotici fra appassionati di stelle e lune e cuoricini fra innamorati di battute e canzoni e poesie in dialetto e scene teatrali e di rapine in banca che non hanno avuto luogo mai e bugie a noi stessi stessi e di vino e di veli e di storie e di mcguffin e di rime.

E Ligabue? E Fabio Volo? Penso si possano raccontare storie migliori. Ma sono sempre storie. E se proprio non si può staccare la spina a Citati, che pare brutto, perlomeno mettetegli un tappo. sulla penna.

Annunci

Un pensiero su “Chi cazzo è Pietro Citati?

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...