In 19 scrivono al Corriere, ma ne bastava uno

la futura classe dirigente usa la posta per parlare alla vecchia classe dirigente

S’alza il grido di dolore dalle aule vuote della Bocconi e della Luiss, il fiore della classe dirigente che si auto-riproduce si rigenera e genera vaniloqui. Usano parole svuotate (ottocentesco, etichette, giocoforza, privilegi, trattative serrate, dinamici, competitivi, temi abusati, autoreferenzialità, intelligente spinta riformatrice, cagionato, l’acceleratore delle riforme) scrivono già come un vecchio giornalista annoiato. Ma i loro occhi non mentono, le loro mani sono veloci, rapaci, hanno idee in quei cervelli, nei bivacchi del Pd, lì in fondo a destra subito prima dell’Udc stanno lì e sognano l’America, (siamo i ragazzi di oggi pensiamo sempre all’america).
“Avete facce di figli di papà.
Buona razza non mente.
Avete lo stesso occhio cattivo.
Siete paurosi, incerti, disperati
(benissimo) ma sapete anche come essere
prepotenti, ricattatori e sicuri:
prerogative piccoloborghesi, amici.”
Eccoli lì, il ritratto preciso di quelli di ieri, sono come di quelli di oggi. Sanno cosa vogliono e sanno come ottenerlo: flessibilità e “distribuiamo lealmente le tutele”. Almeno una volta c’era qualche santino a tenere su la faccia, un Lenin, un Marx, un libretto rosso agitato mascherava la ferocia di intenti: prendere il posto dei dinosauri da abbattere e continuare a mangiare. Ora sono lì a chiedere un posto, una sedia anche loro, che al pranzo di gala dei tecnici vogliono essere i primi. Dai libri, dalle slide dei corsi s’alzano le loro storie, le loro idee, precise, le loro storie che sono solo loro. Tramutano un passato, ne sputano uno nuovo che sia funzionale all’obiettivo: “i nostri padri oggi vivono nella bambagia delle tutele grazie ad un «dispetto generazionale»: siamo costretti noi tutti a soccombere rispetto alle mille garanzie che le generazioni che ci hanno preceduti si sono arbitrariamente assegnate”. I diritti diventano privilegi per i giovani scalatori, le lotte di decenni sono garanzie arbitrarie. Frustrano i padri perché ne vogliono le ossa in realtà i 19 giovani. E se nella lotta gli altri, i giovani come loro che si dannano per fare i professori di lettere, o che non studiano e lavorano in fabbrica e non diventeranno avvocati, notai, financial trader, ma gente comune, l’idraulico che gli riparerà il cesso otturato dalla loro sazietà, la giovane commessa che gli venderà le calze della Omsa con cui provare ad essere spiritosamente sexi il dannato sabato sera grigio alcolico dei loro 30 anni da American Psycho, o l’operaia ora in cassa integrazione che quelle calze le faceva a Faenza, perché Nel sistema economico in cui operiamo il mercato è competizione, perché a lei è stato  richiesto di essere “competitiv(a)i e dinamic(a)i”e la fabbrica ha delocalizzato; per i quarantenni, per i timidi che non vogliono, non possono e hanno il diritto a non essere competitivi a sbattarsene le palle, perché ciò che vogliono è fare una famiglia, è vivere lì, aiutare la madre vecchia e non essere costretti alla loro flessibilità, e non essere costretti a morire per un posto fisso, per un posto di merda, avere una casa, una bambina, farsi il culo come cameriere per 10 anni per finire la laurea; e se nella loro dannata ricerca del successo, del merito che loro meritano (perché la maestra la nonna gli zii tutti in coro) gli altri si strozzeranno non gliene frega un cazzo ai 19giovini: “Tutelare un po’ meno chi è oggi tutelato e tutelare un po’ di più chi oggi è quasi schiavo nel mercato del lavoro o proprio non riesce ad entrarci”. Decriptando: Tutelare poco tutti. Ma per loro non sarà un problema. Non propongono la fine del precariato i lorsignori, l’avanguardia progressista affamata della Luiss non ha fame di diritti, perché li può comprare. Perché sono così loro, sono democratici. Sono di centrosinistra magari. E questo che li rende peggiori in fondo. Niente di peggio dei liberali di sinistra, di quella corrente lì in fondo, vicino al cesso, sempre a destra che gioca agli USA. Quell’élite culturale che ama il governo tecnico perché ci si rispecchia, perché loro si sentono i Migliori. Hanno un po’ in schifo la democrazia, questa cosa dove anche uno che non legge un tot. di libri l’anno può diventare parlamentare. Solo i migliori dovrebbero Potere. Li ho sentiti, li ho letti mille volte in giro, nei blog e nella realtà i loro commenti schizzinosi, il loro sentirsi superiori ad un lavoratore qualsiasi. (Di solito si leggono anche Slow Food, e vogliono bene alla cioccolataia messicana equaesolidale, ma non è una regola).

Mettere figli contro padri è il loro personale complesso di Edipo che devono superare in qualche modo. Del resto vivono loro nella bambagia di sogni di un mercato belloebuono, non certo i padri: “Oggi imprenditore e lavoratore si muovono nella stessa direzione e condividono i medesimi obiettivi, entrambi vogliono il bene dell’azienda”. Loro hanno coscienza di classe, loro sono una classe, ma dicono di parlare a nome dei giovani. No mio caro. Tu non parli a nome mio, non parli a nome di tanta gente, i giovani non esistono come categoria, sono nella tua testa frullata di cazzate. E voi della vostra classe rappresentate i peggiori, fingete di seguire gli interessi di tutti, quando gli interessi sono solo i vostri. Per questo non generalizzo, per questo voi mi fate schifo e un conservatore liberale di destra no. Lui ha ancora quei valori di una volta, la famiglia su tutto magari. E lo salvano dalla fame cattiva chimica della vostra giovinezza. Come tanti che fanno le università private, che hanno anche loro i loro interessi, ma non fingono, e magari se lo meritano. E magari anche fra quei nomi non è il caso di generalizzare. Si fa sempre peccato a generalizzare. E allora l’unica cosa di cui sono sicuro è che voi avete la vostra gente, noi la nostra.

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