I dottorandi che fanno i fighi con il lavoro degli altri

Non si può scrivere un lavoro sul’Unione Sovietica su di un mac. Tesista anziano che fai il dottorato ben pagato in Inghilterra hai speso due stipendi per comprarti un computer su cui devi solo scrivere cose. Spiegamelo. Spiegami perché. E non puoi appassionarti a Aleksej Grigor’evič Stachanov con quella mela sul retro, con quello che significa quella mela. I giacconi pesanti non hanno niente a che fare con i lupetti di Steve Jobs. Non noti la differenza fra Jobs e Workers? Si lo so, la predica viene da un pulpito simile al tuo. Non sono in miniera, sono nel posto accanto al tuo, sono un tuo simile in fondo, ho anche io il mio sorcio in bocca, non penso di essere una guardia della rivoluzione perché leggo il manifesto, ci mancherebbe altro. Però almeno il dubbio, almeno lo sforzo di non concedersi dovremmo farlo. Il dire qui almeno mi fermo, qui traccio una linea fra me e quello che penso del mondo, almeno questo possiamo farlo, non ne moriremo di certo. Non che gli altri computer siano fatti senza sfruttamento alcuno. Non siamo qui a dire di boicottare la cocacola e tutto il resto, è un sistema e non si scappa comprando la pepsi e neanche comprando la coca cola della coop. E allora perché mi spacchi le palle fucking italian student? Perché non ho nulla da fare e questo riconferma ciò che siamo. Ma allora dont’ break my balls italian student e studia! Sai cosa studente cresciutello pelato e con la panza che scrive cose su stalin nel mac? io mi sarei rotto anche i coglioni, ma non ho soluzioni, so solo che 2000 euro per un computer per scrivere la tesi e guardare youporn è da stronzi e che c’ha ragione Veblen anche se poi nel lungo termine ha sbagliato tutto: “La sua opera principale è La teoria della classe agiata (1899), in cui sostiene che la proprietà privata non risponde solo a necessità di sussistenza, ma va interpretata come un segno di distinzione e di prestigio sociale che si aggiunge alle qualità personali. Per questo la ricchezza non viene solo accumulata, ma mostrata in società attraverso l’ostentazione di beni costosi; ciò porta anche ad un singolare gusto, per cui il valore estetico di un oggetto è legato strettamente al suo costo economico. Questa deriva consumistica è tipica in particolare della classe dei capitalisti che vivono di speculazione, senza produrre beni e lucrando sul lavoro di altri. Ad essi Veblen contrappone gli industriali, i tecnici, gli ingegneri, tutti coloro che producono beni effettivi che fanno evolvere la società. Il sociologo statunitense ritiene che questi ultimi finiranno con il prevalere, e che la classe agiata improduttiva, con il suo istinto di rapina, sia destinata a scomparire.
Alla contrapposizione tra classe agiata e classe industriale si lega in Veblen la contrapposizione tra cultura umanistica e cultura tecnologica. La prima è un prodotto dell’ozio della classe agiata e diffonde una visione del mondo magica, anche quando è insegnata nelle Università . La vera cultura è quella tecnologica, finalizzata all’efficienza del sistema produttivo.” Wikipedia

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