Di Behring Breivik, della Norvegia e dei Saami

Voglio proporre in versione amatoriale una lettura storica sui fatti di Oslo. Senza perdere troppo tempo con  la codardia (banda di codardi, i codardi che scoperte) di tanti nostri integerrimi intellettuali, subito disposti a salvare il brodo razzista farneticante stile Fallaci per indicare il povero Breivik come pazzo isolato (che se fossi lui mi incazzerei pure), passerei ad immergere il “templare” all’interno della storia della sua nazione. Sugli intellettuali  italiani già si sono dilungati magnificamente qui e qui.
La Norvegia ha una situazione etnica particolare, direi unica in Europa sotto certi aspetti, situazione che condivide con le altre nazioni scandinave e che ne ha plasmato la storia. Parliamo della presenza dei da noi nominati Lapponi, che fra di loro si chiamano semplicemente Saami. Nel folklore immaginario europeo li vedete con le slitte destreggiarsi come Babbo Natale fra renne e neve. In realtà la maggior parte del popolo Saami Norvegese soddisfa le sue esigenze con la pesca. La modernità, come dovunque, ha cambiato il loro stile di vita: non vivono più in capanne o tende, tranne che in alcuni periodo dell’anno. Tutte e tre i paesi scandinavi si sono confrontati con questa minoranza originaria (sempre usare “originaria” con le pinze per favore), che era difficilmente assimilabile: per esigenza e credo era nomade e i costumi e la  lingua e le usanze erano completamente oscure ai più. E’ davvero complesso il rapporto creatosi nei secoli fra le popolazioni stabili e quei nomadi che puzzavano di renna e vestiti di toppe (questo sembra che significhi il termine Lap da cui Lapponi). Non sono riuscito a trovare molte informazioni sul periodo antecedente all’800, ma sicuramente è con la costruzione di stati nazionali più accentrati e con le derive populiste nazionaliste della modernizzazione che il rapporto si inasprisce. Del resto quando si creano i confini, da che mondo e mondo, le popolazioni nomadi diventano fuorilegge, perché situate al di fuori del controllo statale. (Le tasse come le riscuoti a chi si muove in continuazione fra un confine e l’altro?) Quindi inizialmente la politica dei tre stati tendeva all’assimilazione religiosa culturale dei Saami.  Forzatamente (qui siamo già – o soltanto – negli anni fra il 1920 e il 1930) il popolo Saami doveva dimenticare la propria lingua e i propri costumi e diventare Norvegese a tutti gli effetti. Gli stessi etnologi, ma su questo ho poche fonti se non frasi apodittiche, non amavano molto i Saami e alimentavano i pregiudizi e fornivano, come facevano i loro colleghi nello stesso periodo in giro per il mondo, aiuto allo stato per le politiche di controllo e assimilazione. Si arrivò così alla tourné europea stile circo Barnum dei Lapponi, usanza tutt’altra che rara nel periodo fra l’800 e il ‘900. Gli indigeni erano oggetti etnografici come i tamburi o le maschere per le danze. ( Per gli amanti dei dettagli questo sito spiega bene la situazione sociale Saami). Attualmente le politiche statali dei tre paesi che li ospitano hanno cambiato retorica, e come per gli Aborigeni e gli Inuit in Canada, si sono creati parlamenti e stati semi-indipendenti. Ma al di là della retorica Laburista dei governi, di fatto i Saami sono solo tollerati e mal digeriti dalla società locale; un articolo recente spiega come la destra svedese e quella norvegese vedano di cattivo occhio i, a loro dire, privilegi dei Saami, parlando di un apartheid mascherato (qui il simpatico articolo, il blog che lo ospita non è fra i miei preferiti ma tant’è). Tutto queste parole solo per giungere a dire cosa? In realtà niente di davvero definitivo. Fra la pagine, copiate da Fallaci e compagni (si copiano parole e brani interi tutti quanti e tutti con la stessa dovizia -che poi è quello che fanno da secoli i complottisti paranoici, prima con gli ebrei ora con l’islam  – a questo proposito sarebbe carino fare la tag cloud di un libro di gente come Fallaci e company  e confrontarla con quella già presente qui del memoriale del templare) non si parla di Saami, né di Lapponi o altro. Non si dovrebbe però scartare, fra le tante influenze e motivazioni alla base dell’ideologia di costui, anche questa storia, che è la storia del suo popolo. Troppi articoli dipingevano come incredibile la presenza di queste idee fascistoidi a quelle latitudini di Welfare State e Pil altissimo. Fra l’altro, in linea con quella che è la sua ideologia, non è un razzista, un fascista classico Breivik. Il sangue nel memoriale è sostituito dal Volk, dalla cultura del suo popolo. Come i Saami i musulmani, dovrebbero  semplicemente cambiare cultura, dovrebbero essere culturalmente norvegesi. Quando Jesi parlava (Leggetelo!) di idee senza parole siamo un poco in questa brodaglia misticheggiante che è il papiro lasciatoci da Breivik. Per Jesi a cultura di destra era una cultura in cui il passato era una “pappa omogeneizzata” e come non ritrovarla qui questa pappa? In quelle millecinquecento pagine non si dichiara mai nazista, e – come riportava un giornale ma non ricordo dove e quando – critica esplicitamente il nazismo stesso. Eppure siamo di fronte allo stesso meccanismo, non conta che la maiuscola sia su Volk e non su Blod, ciò che conta è questo uso mistico di maiuscole, una cultura pregna di autorità non violabili, pena la scomparsa di un passato che, paradossalmente è già scomparso non essendo mai esistito. E questo humus si unisce alla storia del paese Norvegia, tutt’altro che leggermente frizzante. Sempre alla Norvegia e alle santissime repubbliche socialiste del nord europa appartengono episodi oscuri come la sperimentazione eugenetica, la castrazioni di innumerevoli individui che erano criminali o incapaci di lavorare o di mantenere un’etica protestante nella vita sessuale e nel lavoro (guardate pure qui: http://www.istoreto.it/amis/schede.asp?id=6&idsch=30 e qui). Che il capitale richiede gente efficiente per costruire i paradisi socialisteggianti. A riprova che se i soviet più l’elettricità non fanno il comunismo, neanche il welfare state più i diritti civili fanno il socialismo.

Questo fascismo, questo razzismo, questo fondamentalismo cristiano e Occidentalista  è poi ancora più utile al capitalismo: un dispositivo perfetto per il capitale . Non è importante che tu sia Nero, Giallo o Verde, l’importante è che tu viva come noi,che tu produca nel nostro stesso modo. Così il popolo Saami ha dovuto abbandonare le renne e il fruscio e l’odore del vento, per seguire le sue mandrie con l’elicottero dall’alto.

Non so se nella conclusione mi sono perso, ma questo era il primo post e tutto quanto è scusato e scusabile. Esecratori di professione leggetevi altro che la vita è breve.

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